I Vini della Regione Calabria

In Calabria, la ricerca scientifica dell'azienda Librandi ha portato vini di qualità straordinaria. Dietro, c'è una famiglia speciale...

Di Lele Gobbi
Dec 04, 2020
tagAlt.Librandi Pitaffo Vineyards to the Sea cover

IL TERRITORIO CALABRESE

Nel contemplare il territorio calabrese bastano pochi minuti per rimanere sorpresi dalla serie di rilievi male accordati tra di loro e dalla pressoché assenza di zone pianeggianti. Una regione eminentemente montuosa con una propria individualità geologica e morfologica, dove tali sporgenze sono contraddistinte da dorsali addolcite o da spianate; e in basso da valli, spesso aspre, in fondo alle quali si allargano i letti coperti da detriti dei rovinosi torrenti (fiumare). Un affascinante lembo di terra tra lo Ionio e il Tirreno, esuberante caleidoscopio di tradizioni, paesaggi ed emozioni in cui l’arte e la cultura scrivono alcune delle pagine più ricche della storia del Mediterraneo. Già, un litorale dove tutto è possibile, dove i venti freddi della Sila si mescolano allo Scirocco caldo cirotano, ma dove soprattutto le differenze naturali e sociali rimangono sminuite o, al limite, non curate opportunamente.

TERRA DI AGRUMI, ULIVI, CEREALI, CASTAGNI, FICHI E NATURALMENTE LA VITE!

L’agricoltura trova ostacoli nella natura montuosa del terreno, malgrado le notevoli opere di bonifica e di sistemazione montana; viceversa segnala apprezzabili risultati nelle zone costiere e in quelle semipianeggianti, per lo più con colture specializzate. Terra di agrumi (esclusivi i suoi bergamotti), di ulivi, di cereali (grano, segale), di ortaggi, castagni, fichi e naturalmente della vite, essendo il serbatoio di germoplasma viticolo più importante d’Italia. L’origine di quest’ultima è antichissima, anche perché sono stati gli stessi Greci, approdati nel VII secolo a.C. a nominarla Enotria (Oinotròi), avvertendo le sue spiccate caratteristiche di fertilità.

LA FAMIGLIA LIBRANDI, IL GAGLIOPPO, LE VARIETA' REGIONALI, LA SELEZIONE E IMPEGNO 
Il vitigno più propagato, pur con molteplici e variegati sinonimi, è il Gaglioppo, ed è a tal proposito che ci conquista la determinazione con cui la famiglia Librandi resta fedele allo stile tradizionale, pacato, serio e motivato, di tale varietà.

Il compianto Antonio e suo fratello Nicodemo hanno creato, senza il minimo dubbio, il perno centrale della galassia vinicola regionale su cui ruotano tutti gli altri pianeti cooperativi, consortili o di piccoli artigiani. E hanno reso celebre e significante la loro cantina su queste chiavi di volta: disciplina nella gestione dei vigneti; encomiabile senso di appartenenza al territorio; vibrante credibilità delle svariate etichette. Oggi, i loro figli Raffaele, Paolo, Francesco e Teresa proseguono l’attività genitoriale con estrema umilità e senso del dovere, consapevoli di aver intrapreso apprezzabili esperienze di vita e di studio fuori dai confini regionali.

Quello di Librandi è un successo meritato, ma non certo semplice o tantomeno annunciato, frutto di un lavoro estenuante e di notevoli investimenti nella ricerca e nell’innovazione produttiva. Le tappe fondamentali di analisi e sperimentazione sono iniziate con il prof. Attilio Scienza per poi proseguire con il prezioso ausilio della dott.ssa Maria Stella Grando (IASMA), del dott. Donato Lanati (Enosis Meraviglia di Fubine), della dott.ssa Anna Schneider e del dott. Franco Mannini (Istituto di Virologia CNR Torino).

Nell’ordine:
- screening e collezione delle varietà autoctone, con lo scopo di recuperare e impiantare le circa 200 varietà regionali (a partire dal Magliocco, Gaglioppo, Mantonico e Greco Bianco) e di rendere il percorso, un efficace strumento divulgativo;

- autofecondazione (e successiva selezione dei migliori genotipi) come metodo naturale per valorizzare le potenzialità genetiche del Gaglioppo e del Magliocco Dolce, anche in funzione di una futura iscrizione al Catalogo Nazionale di una o più nuove varietà e di rafforzare al contempo il legame elettivo tra vino e territorio;

-  miglioramento genetico e sanitario di Gaglioppo, Magliocco Dolce e Pecorello attraverso la selezione clonale, al fine di individuare non solo le attitudini e potenzialità, ma anche di creare una banca dati di tutte le peculiarità enologiche ed agronomiche;

- studio del comportamento interattivo del vitigno Gaglioppo e individuazione del portainnesto piu’ adatto all’interno dell’ambiente pedoclimatico dell’entroterra cirotano. Il tutto, nell’ottica di approfondire (in condizioni di carenza idrica) i cambiamenti a livello di espressione genica sulle marze e fornire una visione globale dei processi molecolari.  

Ed è proprio nella spettacolare Tenuta di Rosaneti (acquistata nel 1997), non a caso teatro principale del siffatto studio, che siamo rimasti stregati dall’impressionante biodiversità aziendale. Situata tra i comuni di Rocca di Neto e Casabona, essa rappresenta attualmente il fiore all’occhiello dell’intera produzione viticola. Un eccezionale colpo d’occhio di vigneti e ulivi secolari (rispettivamente 155 ha e 80 ha), di orti e frutteti, di macchie di querce e nodosi carrubi. E poi ancora di laghetti, pascoli e scoscesi dirupi…

Un’oasi reale, dove ogni cosa sembra combinarsi e confondersi nell’altra in un arcobaleno di luci e colori, in un miscuglio cromatico acceso e differente. Insomma, una Calabria in miniatura dove tutti gli elementi sono legati stavolta in maniera impeccabile ma, di nuovo e indissolubilmente, dalla brezza intensa dei mari che non trascende mai.


In degustazione

Duca San Felice Cirò Rosso Classico Superiore Riserva DOC (1995-2014)
2014: profumi di macchia mediterranea, succosità innervata di freschezza, tannino saporito che propizia un considerevole sviluppo

2005: note di liquirizia, timo, gelsi e visciole; bocca fresca e vitale con una chiusura discretamente lunga e salmastra

2000: impasto aromatico intenso e originale di frutta sotto spirito e funghi porcini; sapidità e dolcezza ben fuse al palato; più coinvolgente che complesso

1995: Espressività aromatica davvero ricca: erbe officinali, fiori secchi, terra umida per poi virare sulla frutta nera e sul cacao.  Elegantemente speziato, capace di alternare freschezza, succo e sapore in modo superlativo!

 

Magno Megonio Val di Neto Rosso IGT (2004-2015)
2015: vinoso, ma con tanta bella frutta. Il palato coniuga tensione e sapore: un ragazzino di grandissime prospettive

2011: profumi di matrice floreale, bocca di peso leggero, godibile nel sapore ma chiude troppo in fretta con la parte tannica

2009: centrato su un frutto dolce e maturo, coniuga calore e sapore in un sorso avvolgente e ben modulato. Finale tonico, contrastato, salino, dalla personalità oltremodo decisa!

2004: un po’ cupo il profilo aromatico, palato saporito e tannino pronunciato. Succoso con disinvoltura e buon equilibrio sul finale


Gravello Val di Neto Rosso IGT (1999-2015)
2015: lievemente “dolcione”, la bocca rivela rotondità e sprazzi di energia. Discreta la sapidità nel finale con un tannino volitivo

2006: belle note floreali e iodate, palato dal frutto croccante giocato sulla succosità. Più compatto che fine, ma contagioso

2004: fragranza e definizione! Ventaglio di profumi schietto ed esuberante: prugna matura e pepe nero. Ampia spazialità gustativa e discreta traccia minerale

1999: confettura di more e agrumi. Palato dalla massa imponente, trama tannica evidente con un allungo più ampio che infiltrante
 

Note: In grassetto le annate migliori di ciascuna verticale


Imparando a conoscere la Calabria ti ha fatto venire la voglia di viaggiare?  Assicurati di controllare l'esplorazione di Filippo Bartolotta della regione Toscana di Montalcino qui. E naturalmente, ci sono anche vini da assaggiare ed esplorare, cosa che Filippo sta facendo qui - guardate e lasciatevi ispirare sia per il viaggio che per le prospettive del vino!

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