Castello di Fonterutoli - Marchesi Mazzei: la storia di una famiglia toscana

Il castello di Fonterutoli è uno dei più importanti palazzi fortificati del territorio toscano. La sua storia, dal 1233 al 1508 ha visto passare per le sue mura i principi toscani e soprattutto la famiglia Mazzei, nobili fiorentini che hanno fatto costruire il castello in onore del loro padre.

Di Lele Gobbi
Jul 15, 2022
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Castello di Fonterutoli Wine Resort | Nel cuore del Chianti

 

Cosa rende il Castello di Fonterutoli una delle migliori tenute vinicole in Italia?

 

La famiglia Mazzei è, a pieno orgoglio e diritto, un punto fermo dell’enologia chiantigiana con vanto di storia plurisecolare nel mondo della viticoltura e del commercio. 

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Dove si trova il Castello di Fonterutoli?

 

Fonterutoli è un bellissimo borgo situato nel cuore del Chianti Classico, a Castellina, ed appartiene alla famiglia Mazzei. Attualmente Castello di Fonterutoli rimane una delle realtà vinicole storiche fra le più note al mondo, che ha saputo interpretare la produzione in chiave moderna senza perdere la propria identità.

 

Qual è la storia del Castello di Fonterutoli e dei Marchesi Mazzei?

 

Nel 1398, Ser Lapo Mazzei, notaio fiorentino, riferiva della prima vendita di un vino chiamato Chianti. Curiosamente, quel vino era bianco e probabilmente dolce, mentre oggi il Chianti Classico deve essere rosso e secco. Gli eredi di Ser Lapo, fondarono Fonterutoli nel 1435 e oggi la tenuta di proprietà del suo omonimo discendente si colloca tra le più illustri del Chianti Classico.

 

I fratelli Filippo e Francesco Mazzei sono gli attuali proprietari ed entrambi amministratori delegati: il primo sovraintende alla produzione aziendale, mentre il secondo è il responsabile della commercializzazione. Al di fuori dei confini del Chianti, la famiglia possiede altre due cantine in Toscana e Sicilia, e precisamente in Maremma (Belguardo) e nel Siracusano a Noto (Zisola).

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Come si coltivano le uve a Fonterutoli?

 

Il Castello di Fonterutoli copre una superficie complessiva di 650 ettari, di cui 110 di vigneti articolati in 7 areali. All’interno di questi areali trovano giacitura 114 particelle che si collocano tra i 230 e i 570 metri sul livello del mare. La tenuta è articolata in sette zone: Fonterutoli, Siepi, Belvedere, Caggiolo, Cornia, nel comune di Castellina in Chianti, Badiòla nel comune di Radda in Chianti e Vicoregio nel comune di Castelnuovo Berardenga. Da agli anni Settanta è iniziato un graduale reimpianto dei vigneti con 36 biotipi di Sangiovese, dei quali 18 selezioni massali di loro proprietà esclusiva. 

 

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Chi dirige la cantina del Castello di Fonterutoli oggi?

Gionata Pulignani è il direttore tecnico, svolgendo ambo le funzioni di agronomo ed enologo; mentre Carlo Ferrini prosegue alcune attività di consulenza enologica. 

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Qual è lo stile in cantina di Fonterutoli?

Progettata da Agnese Mazzei, nonché architetto di famiglia, la cantina si basa su tre livelli di profondità per consentire per consentire alle uve di “declinare” nelle varie fasi del processo di vinificazione e maturazione nel legno attraverso la forza di gravità.

 

La lavorazione delle uve di ciascuna parcella è separata per dar luogo ad una serie di microvinificazioni che, unite all’uso di follature e lunghe macerazioni, consente di ottenere vini dalla notevole estrazione di colore e dai tannini particolarmente morbidi ed eleganti. Edificio che, tra l’altro, fa parte del progetto Toscana Wine Architecture.

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Siepi. Un grande SuperTuscan

 

Come altri produttori illuminati del Chianti “dopo-fiaschi”, creò dei rossi anticonformisti, prima con Concerto (1981) e, successivamente, con Siepi (1992).

Vini che sicuramente hanno dato una spinta molto forte al Castello di Fonterutoli, specialmente Siepi, il quale da alcuni anni è orgogliosamente commercializzato attraverso la prestigiosa place de Bordeaux: un organismo efficace che consente di arrivare nei migliori ristoranti del mondo.

 

Siepi nasce su un terreno molto profondo e strutturati, scheletrico, ricco di potassio, magnesio e povero di azoto e sostanze organiche: per intenderci l’alberese, dove in taluni le argille sodiche e calcaree portano solitamente un buon invecchiamento del vino. Una vigna scenografica di circa 6 ettari, tra le più belle dell’intero territorio del Chianti. 

 

Ha origine da uve Merlot (su suggerimento di un agronomo locale) e Sangiovese (per tenere invece un legame con il territorio e soprattutto perché non fosse in minoranza), in parti pressoché identiche, le quali vedono la loro fortuna dal 1985 in poi, a causa della celebre gelata che distrusse olivi e grano da quelle parti e diede così l’avvio, per l’appunto, a nuove viti.

 

Tra i 220 e i 310 m slm, adagiati su un morbido scalino rivolto a sud-est e circondati da un fitto bosco, gli attuali filari (entrambi da selezioni massali) di Sangiovese risalgono al 1997 e al 2011, mentre quelli di Merlot sono datati 1986 e 1987. Il Guyot è prevalente, ma nel Sangiovese compare anche qualche “allevamento a palmetta”, con l’obiettivo di ottenere una produzione ancora più limitata e contemporaneamente concedere un ausilio alla pianta nell’affrontare le annate più calde. 

 

Infine, gestione separata in cantina: tonneaux da 500 lt. per il Sangiovese, barrique da 225 lt. per il Merlot, per poi riunirsi dopo circa 18 mesi di vinificazione e maturazione indipendente. 

 

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Siepi: Le sue ultime annate

Siepi Toscana IGT 2016: intenso, elegante al naso, con note di sambuco, prugne e tabacco, al palato mostra tannini di estrema finezza, grande dinamismo nella sicura progressione gustativa, con sottofondo sapido a contrastare e rinfrescare la dolcezza del frutto.

 

Siepi Toscana IGT 2017: ricco e pungente nello spettro aromatico con toni di menta, ciliegia e ribes nero; ampio, carnoso, oltremodo succoso, di eccellente materia e sicurissimo portamento, tannini di ottima grana con finale di cacao e grafite.

 

Siepi Toscana IGT 2018: nuance speziate fanno da sfondo a note fruttate dagli evidenti accenti balsamici; contrastato, tonico e arioso, ha finale più semplificato ma dolce nei tannini.

 

Siepi Toscana IGT 2019: profumi intensi e nitidi di frutti di bosco, cenni di tostatura e fondo di humus; palato ampissimo e profilato di enorme raffinatezza; ricco di carattere e di notevole spinta in chiusura.

 

Siepi Toscana IGT 2020: ancora tanto e piacevolmente fruttato al naso; palato comunque già espressivo e strutturato, pieno, eppure molto dinamico e mosso, salino, con bel finale su cenni di amarena e qualche spezia.

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Perchè devi conoscere il Castello di Fonterutoli?

Quella dei Mazzei di Fonterutoli è una delle famiglie toscane la cui storia s’intreccia con quella della terra nella quale, da tempi quasi immemorabili, hanno messo radici: una dinastia, infatti, insieme a quella dei Ricasoli, la più intimamente legata al Chianti.

 

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