Tendenze natalizie sul cibo e sul vino

Vediamo se il nostro team di esperti alimentari ritiene che, per una volta, questa tendenza abbia raggiunto un obiettivo importante.

Di Sara Porro
Dec 16, 2020
tagAlt.Italian Broth in bowl Cover

A NATALE SI PARLA DI CIBO, PANETTONI E TENDENZE SUPERFOOD
 

Anche se in questi giorni le rubriche dedicate al cibo di ogni giornale non parlano che di Natale - dal menu vegano a quello a meno di 5$ a commensale, per non parlare delle classifiche di panettoni - nelle redazioni il Natale è già stato... digerito, e i food writer stanno compilando la lista delle tendenze gastronomiche: incrociando tendenze di mercato, hashtag su Instagram e ricette virali su TikTok per predirre ogni possibile scenario, dall’ascesa della cucina del West Africa alle erbe spontanee nei cocktail. Eppure ogni anno qualcosa inevitabilmente sfugge all’algoritmo, e i meccanismi dietro alcuni trend rimangono insondabili. 

 

TREND E ASCESA DEI SUPERFOOD: IL BRODO 

Prendiamo l’ascesa dell’ultimo superfood: se lo scorso lustro è stato segnato da oscure bacche tropicali (come l’açaí) e alghe dai colori respingenti (come la spirulina), oggi invece wellness influencer, fautori delle diete paleo e seguaci di Goop (il celebre sito web esoterico di Gwyneth Paltrow, maestra di divorzi indolori e vaporizzazioni uterine) hanno una nuova ossessione: il bone broth, ovvero… l’umile brodo, ottenuto cuocendo a lungo le ossa.  

Per i nuovi discepoli il bone broth sarebbe la panacea di tutti i mali, grazie al collagene ottenuto dalla cartilagine disciolta nel liquido: questa proteina avrebbe benefici che vanno dal prevenire le rughe all’accorciare i tempi di riabilitazione dopo un trauma fisico, oltre a essere ottima per pelle, capelli e unghie. 

 

IL BRODO CHE “FA GUARIRE”

Anche senza farsi troppo sedurre da questi proclami (il concetto stesso di superfood ha più a che fare con il marketing che con la scienza), si può comunque festeggiare: sono finiti i decenni in cui il brodo è stato snobbato e umiliato in ogni maniera, quando persino celebri chef non esitavano a rinnegare le basi della cucina francese - con i suoi indispensabili fondi - pubblicizzando in televisione il dado da brodo, scorciatoia per l’umami con glutammato, aromi assortiti e poco altro. 

Nella cucina italiana, il brodo ha sempre goduto di uno status privilegiato, a metà tra gastronomia e medicina: dal brodo di cappone, star del piatto di tortellini del pranzo di Natale, al “brodino”, un vezzeggiativo con cui si indica il pasto frugale del convalescente. Anche nella tradizione popolare, ci sono pochi malanni a cui un brodino non possa porre rimedio.  
 

MA COME SI OTTIENE UN VERO BRODO? 

Alle ossa di pollo bastano un paio d’ore in acqua bollente per un brodo saporito che è delizioso da solo e una base eccellente per molte ricette - dal classico risotto a un curry di verdure: mai gettare gli avanzi di un pollo arrosto preso in rosticceria!

Nel caso di ossa di grandi dimensioni - come manzo, maiale e ovini - serve una cottura molto lunga, pena un brodo insapore: slow cooker e pentola a pressione consentono di accorciare le tempistiche senza dovere impegnare i fuochi di cucina per un’intera giornata. Attenzione: per le ossa valgono le stesse considerazioni che valgono per la carne: mangiarne poca, e di grande qualità, anche perché - come il quinto quarto - rispecchiano tutto ciò di cui un animale è stato nutrito. 

In America ormai le piccole produzioni artigiane di bone broth sono molto diffuse - chi lo considera un elisir di lunga vita lo beve anche a colazione, quasi il nuovo tè verde - mentre qui in Italia il grande ritorno del brodo è ancora all’inizio: a fare da apripista ci sono però i fondatori di Brodos, che producono bone broth con una cottura lenta fino a 25 ore grazie alle ossa degli animali che vivono liberi nel loro allevamento a Cascina Lissona, in Piemonte, dove sono nutriti solo con erba e fieno, senza mangimi né antibiotici.
 



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